E’ innegabile: viviamo in un periodo di incertezza in tutto. Nella vita di ogni giorno, nei rapporti professionali , nella impossibilità di fare una programmazione precisa delle nostre attività perché “ forse ad ottobre tornerà il virus e forse ad ottobre ci sarà una nuova pandemia”.
Come sarà la nostra vita ad ottobre è impossibile saperlo e nessuno di noi può dire con certezza che sia possibile una programmazione seria e professionale. Questa incertezza è snervante e psicologicamente terribile.
Lo sport si è fermato per tantissimo tempo e ora sta riprendendo con l’incertezza di dire "forse ad ottobre sarà ancora tutto fermo”.
Tutti speriamo non sia cosi, ovviamente, ma su un punto in particolare l’incertezza si fa ancora più forte e ancora più avvilente: potremo usare le palestre scolastiche o il loro utilizzo sarà precluso alle associazioni? I bambini e i ragazzi a scuola faranno sport o , come si legge da più parti, saranno seduti 8 ore al giorno in banchi con rotelle costretti a non muoversi e a mangiare persino seduti su quei banchi con divieto di attività sportiva e divieto di merenda e ricreazione?
Tutti noi, qualsiasi sia l’età anagrafica di ognuno di noi ricorda con assoluta nitidezza di ricordi il momento della ricreazione. Era un momento di aggregazione e di svago. Ora non lo sarà più . Ora si dovrà stare seduti , composti, distanziati, con la mascherina, per impedire a un virus di prendere il sopravvento sulla nostra vita, ammesso non l’abbia già fatto .
Nelle scuole sarà impedito l’insegnamento delle attività motorie ? (che alla nostra epoca si chiamava “ ginnastica “ mentre ora se dici a un bimbo “ ginnastica “ ti dice “ cosa è ?).
O sarà permessa ? E l’uso delle palestre sarà concesso alle associazioni o no ?
Quando scoppiò la pandemia in uno dei primi Dpcm, acronimo che tutti noi abbiamo imparato a conoscere, si parlava di rilevante presenza sul territorio nazionale di impianti pubblici dati in uso alle associazioni per l’utilizzo degli spazi a fini sportivi. La stragrande maggioranza di questi spazi, con le dovute eccezioni ovviamente, è data dall’uso delle palestre scolastiche dove si alternano sport di ogni tipo e associazioni di ogni tipo. Se chiudiamo completamente “ i rubinetti “ del loro utilizzo , esattamente, lo sport dove lo pratichiamo?
Hanno deciso che l’educazione civica non fosse più tanto necessaria, hanno diminuito le ore di geografia, la storia è passata in secondo piano ( ovviamente con differenziazioni da scuola a scuola ) e ora anche la “ ginnastica “ scomparirà o verrà sempre meno praticata?
Si, lo sappiamo, ciò che conta è la tutela della salute pubblica ma ricordiamoci che anche la “ ginnastica “ permette sotto molti aspetti “ la salute pubblica”.
In un recente intervento il Ministro dello Sport Spadafora che, poveretto pure lui, non deve essere facile il ruolo che sta svolgendo in questo periodo dovuto ai continui dettami del famoso e famigerato Comitato Tecnico Scientifico, ha garantito che, anche qualora gli istituti dovessero usare le palestre per svolgere le lezioni in chiave distanziamento sociale, gli impianti saranno a disposizione anche delle società sportive per attività extradidattiche al di fuori degli orari di lezione. Il problema eventualmente sarà quello legato ai costi extra della sanificazione degli ambienti, ma sarebbe allo studio la realizzazione di un fondo a cui le società e le associazioni sportive dilettantistiche possano attingere, per dare il via alla sanificazione, senza che questa gravi sulle spese di quest’ultime.
Da qui, ovviamente, i fiumi di polemiche conseguenti di chi dice che non sa di cosa parla, che non conosce lo sport , che è impossibile fare ciò che dice.
Una cosa che abbiamo imparato con il tempo è che la critica è facile e immediata, la risoluzione dei problemi ben più difficile.
Se lo sport viene praticato nelle palestre scolastiche, se le palestre scolastiche sono usate come aule, se si devono alternare nel rispetto delle direttive del sempre famigerato Comitato Tecnico Scientifico, è logica conseguenza che il Ministro dica che si debba garantire il rispetto della sanificazione. Cosa dovrebbe dire ? che non deve essere garantita la sanificazione salvo poi essere attaccato perché non chiede questo ?
Nulla è mai facile nel nostro paese, salvo le critiche ovviamente.
Il problema dell’uso delle palestre è un problema increscioso che avrebbe già dovuto trovare soluzione, nell’ottica di una seria programmazione strutturale ma cosi non è ancora, anche e soprattutto per l’intrecciato problema delle competenze scolastiche che sono ripartite e non possono essere imposte all’alto.
Se il Ministro (cosa che non può fare) imponesse la concessione alle associazioni cosa succederebbe ?
Se la Regione (cosa che non può fare) imponesse la concessione alle associazioni cosa succederebbe ?
Se per legge si sconvolgesse completamente per la sola “ginnastica“ la normativa riguardante le autonomie scolastiche come si solleverebbe il mondo scolastico al riguardo ?
Sono domande che possono sembrare banali ma che tanto banali non sono, soprattutto dopo tutte le polemiche che abbiamo sentito al riguardo.
Molti organismi sportivi, su base regionale, si stanno muovendo autonomamente su base regionale per sollecitare i sindaci, gli assessori, e i dirigenti scolastici di “ avere a cuore il problema delle palestre”.
L’altro giorno abbiamo chiesto a una nostra conoscente, assessore di un piccolo paese di provincia che cosa avrebbe fatto e lei, sconsolata e affranta ci ha risposto “e cosa vuoi che facciamo? Dobbiamo mantenere le distanze, dobbiamo togliere mensa e i bambini mangeranno seduti sui banchi, togliamo la palestra e non la concediamo alle associazioni perché è innegabile: noi non abbiamo come comune i soldi per tutte le sanificazioni e non possiamo certo girare il problema alle associazioni del nostro paese. Dovesse mai succedere qualcosa chi risponde ? “.
E in tutta la sua sincerità e semplicità ha anche aggiunto”ma chi me l’ha fatto fare di fare l’assessore. Io pensavo di potere aiutare la mia comunità invece sono solo problemi e mani legate a fare tutto”.
Abbiamo sorriso con lei dicendo “dai, verranno tempi migliori”.
In un documento congiungo Regione Lombardia, Anci, Coni e Cip ad un certo punto viene indicato:
"chiediamo a tutti i Comuni di compiere anche quello volto a salvaguardare il più possibile la destinazione naturale di palestre e strutture sportive, cercando di evitare di individuarli tra gli spazi aggiuntivi da destinare all’attività didattica ordinaria diversa da quella motoria, compromettendo anche la possibilità di svolgere le attività curriculari di Educazione motoria e Educazione fisica, previste dagli Ordinamenti nazionali."
Interessante.
Ma se altri spazi non ci sono come si fa ?
Molti assessori/dirigenti hanno a cuore “la destinazione naturale“ delle palestre ma come fanno ?
Abbiamo sentito di assessori disperati che, realmente, si farebbero uccidere pur di non privare le palestre alle associazioni (anche perché essendo eletti sui territori questo aspetto non è di marginale importanza) ma non sanno realmente e oggettivamente come fare.
Un dirigente ci ha detto “metto i ragazzini nei corridoi ? Non ho spazi, ho solo una palestra che fino a poco tempo fa non era neppure a norma per essere palestra mentre ora la devo considerare aula scolastica ? ma ti sembra possibile che in una palestra dei ragazzini debbano stare seduti tutto il tempo ? una palestra non sarà mai calda come una aula”.
I problemi ci sono e non si può certo dire che sia colpa degli amministratori locali se non riescono a porre rimedio al problema. Anche Regione Piemonte ha sollevato il problema in un lettera congiunta Regione, Coni e Cip. E cosi è successo altrove.
Come sarà il futuro dello sport a settembre ?
Bellissima domanda che potrebbe però essere declinata in maniera ben più generica: come sarà la nostra vita a settembre?
Nessuno lo sa, ad oggi.
Un aspetto giuridicamente interessante è che, finalmente, scopriremo o potremo scoprire cosa contengono in termini di contenuto i verbali del Comitato Tecnico Scientifico dopo la decisione della magistratura di renderli noti.
Hanno trenta giorni di tempo per renderli noti.
Attendiamo con impazienza tutti di poterli leggere.
A cura di Consulenti dello sport e del terzo settore.
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