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Il concetto di atleta "agonista". Un doveroso chiarimento.



Stiamo mandando in pubblicazione uno studio sul concetto di "atleta agonista" da un punto di vista giuridico e fiscale ma , prima della pubblicazione, ci siamo divertiti a rivedere la storia, nostra grande passione che quando è unita allo sport diventa pura poesia. 

Oggi abbiamo un concetto giuridico e legale dell'atleta agonista e non tutti possono certo diventare tali ma come era in passato nella considerazione che la cultura sportiva passa anche attraverso la conoscenza della storia e del perché siamo arrivati allo stato attuale delle cose. 

Lo sport è importante ed è innegabile: lo è per gli aspetti di benessere fisico, per gli aspetti di benessere emotivo e psichico e per gli aspetti di sviluppo della persona nella sua intera personalità. 

Da anni assistiamo alla dialettica contrapposta fra chi sostiene lo sport debba necessariamente essere sempre e solo attività di tipo agonistico e chi invece sostiene che si possa praticare sport anche per semplice diletto, oltre che ovviamente per passione. 

Ma l’agonismo sportivo, di per sé, nella sua natura più profonda quando ha iniziato a prendere luogo? Con l’introduzione delle Olimpiadi moderne o in una epoca più antica, magari agli albori del genere umano? 

Agonismo presuppone gara, presuppone sforzo, presuppone dedizione. 

Al giorno d'oggi presuppongono anche aspetti amministrativi da rispettare ma un tempo tutto questo non c'era, c'era il divino . Oggi c'è spesso invece confusione fra chi si può e chi non si può definire agonista. 

C’ è un brocardo latino che recita “ire fortiter quo nemo ante iit” traducibile in “vai dove nessun uomo è mai stato prima e fallo con coraggio”: il coraggio della sfida contro se stessi per arrivare alla vittoria . 

Nella antichità lo sport non era legato né all'agonismo né al piacere e al benessere. Era legato alla sfera religiosa, militare e aristocratica e il vincere era fondamentale per affermare il proprio valore nella comunità. Non era un lavoro né una professione; è solo con la laicizzazione dello sport che si è giunti alla possibilità di trarre dello sport stesso una fonte di guadagno di tipo economico, inconcepibile in epoca greca. 

Un aspetto particolarmente interessante del desiderio di praticare sport era legato all'aristocrazia, con il desiderio del primato e della gloria e il conseguente disprezzo per il perdente. 

Parla di gare e di competizioni anche l’Iliade citando gli “agoni” che altro non erano che gare proclive allo sviluppo di ogni migliore dote personale, fisica e morale , come affermazione dell’individuo di fronte alla comunità. Le gare comprendevano diverse specialità: incontri di boxe, corse di carri trainati da cavalli, lotta, corsa, lancio del giavellotto e del peso, tiro con l’arco e combattimento in armi ma a disputarle non erano certo professionisti affermati ma gli stessi guerrieri che combattevano sotto le mura di Troia. 

Furono i primi esempi di agonismo inteso nell'accezione in cui ancora oggi lo intendiamo: mi metto in gioco, do il meglio di me e vinco una medaglia o un premio. 

La sacralità della competizione era cara anche agli etruschi, popolo misterioso che viveva in una delle più belle zone dell’attuale Italia che si fronteggiava in onore dei defunti, in una complessità di aspetti cerimoniali e amministrativi, onorando gli dei con la organizzazione di agoni sacri . 

Domandiamoci da dove deriva il termine “ agonismo” proprio partendo da questo, cioè dagli agoni. 

Fu Roma in seguito a creare l’agonismo per la sopravvivenza, nelle cruente arene dove si fronteggiavano i gladiatori pronti a morire in nome di Cesare. 

Tutti conoscono le Olimpiadi, se non altro perché a causa del Coronavirus le hanno bloccate e rimandate al 2021 , ma pochi conoscono la storia delle Olimpiadi antiche . 

I giochi più importanti, le Olimpiadi, ebbero inizio nel 776 a.C. e si svolsero senza interruzione per undici secoli, fino al 394 a.C., anno in cui l’imperatore Teodosio le sospese. Erano gare in onore di Zeus, alle quali partecipavano tutti i Greci. 

Teodosio, imperatore romano le sospese perché le considerò “ pagane” , immorali agli occhi della nascente corrente religiosa del cristianesimo ma si fece in tempo a disputare 292 edizioni fino alla sospensione per i 15 secoli che dividono Teodosio da Pierre de Coubertin e la nascita delle Olimpiadi Moderne. 

Nel mondo greco c’erano, però, altre centinaia di giochi, alcuni di rilievo panellenico, altri di rilievo solamente locale ma ovunque con gli stessi elementi : da una parte i riti religiosi con le processioni, i sacrifici, le offerte votive, le preghiere; dall'altra, le feste agonistiche con i loro giochi. Sia che si trattasse di agoni musicali, di retorica, di arte drammatica, di danza o di pittura, sia che si disputassero gare atletiche, al centro di queste attività c’era sempre l’agòn, l’agonistica. 

Il pensiero greco rifiutava il principio decupertiano del “ l’importante è partecipare e non vincere “ sostenendo sempre “ l’importante è vincere “ perché solo la vittoria portava alla gloria e ad essere vicini agli dei. Non si giocava in squadre, non si gareggiava in gruppo: si era soli verso tutti gli altri , tutti avversari e tutti da annientare. 

Un cambiamento si ebbe , circa, intorno al V secolo avanti Cristo quando l’atletismo diventò attività professionale con la concessione della possibilità di praticare sport anche ai cittadini di ceti meno abbienti rispetto a quello aristocratico. 

Col passare del tempo, l’ambito sportivo si è sempre più staccato da quello religioso ma non riflettiamo mai sul significato simbolico dell’elemento sacro durante le Olimpiadi. 

Il fuoco, nelle culture antiche, era uno degli elementi sacri e non a caso il simbolo della fiamma olimpica richiama proprio questa sacralità, ancora oggi. 

Il fuoco è stato reintrodotto durante i Giochi del 1928 e da allora in poi l’usanza è rimasta. La cerimonia di accensione si svolge nelle antiche rovine del tempio di Era, ad Olimpia. Parliamo di laicizzazione, di modernità di progresso e poi continuiamo a ripetere i medesimi gesti fatti dai nostri avi in un passato remoto: l’accensione del fuoco sacro ancora oggi è fatto da undici sacerdotesse, oggi attrici, che accendono il fuoco ponendo una torcia all'interno di uno specchio parabolico concavo, che concentra i raggi del Sole. La torcia viene quindi trasportata nella città che ospiterà i Giochi Olimpici con una staffetta (usanza introdotta nel 1936 dal regime nazionalsocialista di Hitler). La staffetta termina il giorno della cerimonia di apertura e la fiamma resta accesa per tutta la celebrazione dei Giochi Olimpici.

Quindi noi, seppure ignari, assistiamo a una accensione di puro stampo pagano con invocazione al dio sole e corriamo in staffetta per volere di un uomo tanto odiato e detestato. La conoscenza della storia, anche nello sport, porta proprio a comprendere il perché di tanti gesti che diamo per scontati. 

L’agonismo ha una storia poi differente a seconda dei vari sport praticati. Ad esempio, nel nuovo non esistono nella antichità gare come le intendiamo noi ma ci sono esempi nella mitologia di quel popolo che riportano ad esempio le storie delle sfide nel fiume Pattolo fra il dio Dionisio e il giovane Ampelo, il suo bellissimo compagno e amante. Difficile però considerarla una gara vera e propria perché il dio, accecato d’amore lo lasciava sempre vincere. Ampelo morì, secondo il mito, cadendo da un toro che stava montando durante una gara. 

Un importante trattato storico sportivo è “Il ginnastico “di Filostrato , maestro di retorica ateniese , filosofo sofista, corrente filosofica che si incentrò molto sulla soggettività dell’uomo, sulla legittimità delle opinioni umane, forse l’unico trattato sull'agonistica e sulla educazione fisica giunto fino a noi in cui l’autore parla delle gare olimpiche, della loro storia, delle doti che ogni atleta deve avere . 

Secondo Filostrato l’atleta doveva essere più alto della media, con il collo regolare, spalle robuste, vene interne, ventre non sporgente, petto forte, natiche normali, braccia e cosce robuste, fianchi agili, gambe dritte e doveva seguire una dieta particolare a base di fichi e formaggio in origine e poi a base di carne. 

Diverse erano le gare nella antichità e una delle più famose o conosciute fu il pancrazio, gara molto dura che si vinceva per resa dell’avversario per completa sottomissione o per morte. Di origine egiziana o minoica si dice fosse stato inventato da Leukaros e introdotto nei giochi olimpici nel 648 a.c. secondo alcuni ebbe origini addirittura divine insegnata da Athena a Teseo e praticata da Eracle per sconfiggere il leone di Nemea. 

Si diceva che Milone da Crotone, uno dei più famosi atleti di questa arte, potesse spaccare un melograno stringendolo in una mano sola tanta era la sua forza. 

Quindi agonismo per lotta, per sopravvivenza, per magnificenza nelle epoche passate e ora? Ora un agonista per cosa gareggia e per chi gareggia? 

Oggi giorno esiste una discussione dottrinale lunghissima fra la differenza fra le gare agonistiche e le gare amatoriali ma , anche qui, non ci siamo inventati nulla se leggiamo i testi antichi . Plinio raccontava già di gare effettuate per il gusto del gareggiare fra amici o semplici concorrenti che non ambivano certo alle Olimpiadi. 

L’eterna discussione fra lo sport “ vero “ solo se praticato a scopi agonistici e lo sport “ per passione e diletto “ riempie ancora le discussioni degli appassionati di settore, alcuni dei quali soffermano la loro unica attenzione sui moderni “ gladiatori”, i giocatori di calcio che scendono nell’arena . Non a caso i termini usati anche nelle telecronache sono “ vittoria, lotta, sconfitta dell’avversario”, quasi a richiamare tempi lontani in cui si gareggiava per ben altri motivi rispetto al moderno senso del dovere agonistico.

In un prossimo articolo torneremo sul concetto giuridico invece di “ agonismo”. 

Quando un soggetto può essere definito “ agonista?” 

Chi può definirlo tale? 

Un agonista è semplicemente un soggetto che “gareggia “ o deve avere dei requisiti giuridici comprovanti il suo status di “ agonista”.

In pubblicazione uno studio sul punto da parte della Dott. Arrighi, del Dott. De Nardo e dell’Avv. Rendina. 

@consulentidellosportedelterzosettore







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