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Il decreto agosto e il terzo settore


Ieri abbiamo soffermato l'attenzione sugli aspetti del decreto Agosto relativi al mondo del lavoro, fra le perplessità e i problemi di chi deve applicare al caso concreto i contenuti delle normative di questo periodo. 
In un breve percorso riassuntivo, tipico di questi interventi che non vogliono essere dottrinali ma solo illustrativi:Oggi invece vogliamo soffermare l'attenzione sugli aspetti, sempre contenuti del decreto, ma relativi al terzo settore , un settore di estrema importanza e in continua evoluzione sia sotto l'aspetto normativo ( siamo ancora tutti in attesa dell'entrata in vigore del Registro Unico) che sotto l'aspetto sociale e di importanza pratica nella vita di ogni giorno (la riprova ne è l'immenso aiuto dato dalle associazioni del terzo settore in tempo di coronavirus). 
Quali sono gli spunti di riflessione contenuti nel decreto riguardanti il terzo settore?

La cultura.

Viviamo di cultura e senza di essa non siamo null'altro che barbari. La cultura , cosi vituperata e spesso bandita dai tavoli economici importanti, si è completamente fermata in tempo di coronavirus, o per meglio dire in tempo di fermo totale del nostro paese.Può ripartire la cultura e se si come? Ha bisogno di aiuti? 

Tutti noi, in ogni settore abbiamo in questo periodo bisogno di aiuto, cultura compresa. Ed è per questo che è stato rifinanziato il fondo per le emergenze delle imprese e delle istituzioni culturali con una dotazione economica complessiva pari a 231,50 milioni per quest'infausto anno Si corre cosi in aiuto di musei, di luoghi di cultura, dell'editoria stabilendo, tra l'altro , anche uno sconto sulla seconda rata imu 2020 per gli immobili destinati a spettacoli cinematografici, teatri, sale concerti e spettacoli a condizione che il proprietario sia anche gestore delle attività esercitateE poi l'annoso e increscioso problema del dovere comunque sempre versare le imposte anche in questo periodo in cui la mancanza di liquidità è tanta.. Per questo motivo è stata estesa anche agli enti non commerciali la possibilità di dilazione delle imposte con previsione anche di pagamento a rate. 

Una riflessione, forse provocatoria : è solo l'iscrizione in un registro a decidere della sussistenza dei requisiti per potermi definire ente non commerciale? 

Secondo alcuni si, lo sappiamo. In fondo viviamo in un paese dove fra registri, albi, associazioni di categoria, associazioni professionali e chi più ne ha più ne metta , una rete fittissima di adempimenti e burocrazia sta stringendosi sempre più attorno al collo di quelle realtà che, realmente prive di intenzione di produrre lucro, vogliono solo fare il bene delle collettività in cui vivono e operano . 

" ci sono le realtà che frodano" , urlano in molti "quindi mettiamole in registri per controllarle. "

Questa cosa ricorda sempre quando si andava a scuola: in classe qualcuno commetteva un errore e non era mai punito lui , ma venivano puniti tutti " per fare comprendere ". I registri servono e sono utili, nell'esatta misura in cui non diventano cause di discriminazione : l'ha compreso anche il legislatore con questa sua ultima scelta dimostrando una lungimiranza nel considerare degni di aiuto anche coloro i quali, per i più svariati motivi, non sono iscritti ai registri. 

@consulentidellosportedelterzosettore

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